Enrico FELICI

Professore associato di TOPOGRAFIA ANTICA [L-ANT/09]

Prof. Enrico Felici

 

Dal 1/11/2005, P. A. SSD Topografia antica (L-ANT/09). Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Scienze Umanistiche – DISUM.

Palazzo Ingrassia - via Biblioteca 4,  95124 Catania, Italia

 

  • docente (a.a. 2022-2023) di

- TOPOGRAFIA E ANALISI TECNICA DEI MONUMENTI ANTICHI, CdL Beni Culturali (9 CFU);

RILIEVO E ANALISI TECNICA DEI MONUMENTI ANTICHI, CdL/M Archeologia (6 CFU);

- TOPOGRAFIA DEL TERRITORIO ANTICO: EMERSO, LITORANEO E SUBACQUEO, CdL/M Archeologia (6 CFU).       

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Ambiti di ricerca, in sintesi

Archeologo subacqueo e topografo dell’antichità, si è dedicato in particolare alla topografia antica litoranea, con lo studio delle installazioni costiere in base alle fonti archeologiche, aeree e sommerse, letterarie, epigrafiche, iconografiche e cartografiche. Come cofondatore dell’Associazione Italiana Archeologi Subacquei (A.I.A.Sub.), ha promosso la diffusione e il consolidamento deontologico e metodologico della disciplina, anche pubblicando numerosi interventi di diffusione critica e di approfondimento di aspetti scientifici, etici, professionali, normativi e legislativi. Dalle esperienze maturate in ambiente sommerso e litoraneo è scaturito un manuale dedicato alle metodologie del lavoro archeologico subacqueo: Archeologia subacquea. Metodi tecniche e strumenti, Roma 2002. È stato inoltre docente nel primo Corso di Laurea italiano in Archeologia subacquea (Università della Tuscia, 2002-2005) e docente di Archeologia subacquea in vari a.a. c/o l’Università di Catania.

Ha condotto indagini topografiche e tecnico-strutturali sui porti antichi, greci in opera quadrata e specialmente in opus caementicium d’età romana, attraverso il rilievo dei resti archeologici, emersi e sommersi, e la loro interpretazione edilizia alla luce delle fonti, in particolare Vitruvio; tra i contesti presi in esame: Antium, Cosa, Ostia (porto di Claudio), Astura, il canale del Lago di Paola (Sabaudia). Come componente della missione archeologica subacquea dell’Università della Tuscia sullo scavo di Kyme (Turchia), ha contribuito a documentare le strutture portuali greco/romane della città.

Ha effettuato sulla Montagna di Nissoria (EN) rilievi diretti e rilevamenti finalizzati alla restituzione aerofotogrammetrica, proponendo - in base a fonti letterarie ed archeologiche - una revisione interpretativa dell’edilizia delle fortificazioni in pietra grezza (opus siliceum o poligonale irregolare), con precisazioni sul significato dell’emplecton vitruviano.

È stato titolare del finanziamento PRA (Università di Catania, 2007-2009) dal titolo Latomie e approdi antichi sulla costa siracusana, nel cui ambito ha svolto indagini su contesti costieri della Sicilia orientale e meridionale, e sperimentazioni di metodologie per la documentazione archeologica in ambiente litoraneo: ha individuato e documentato latomie costiere e relativi ormeggi, rintracciando elementi per la movimentazione della pietra, a Punta Castelluccio (Augusta) al Plemmirio e più a sud (Ognina, Punta del cane, ecc.); messi a confronto con le fonti, ne sono scaturite riflessioni sulle dinamiche dell'approvvigionamento dei materiali lapidei.

Ha quindi pubblicato ricerche sul trasporto navale della pietra edile nell'antichità, osservato nelle diverse componenti: latomie costiere, imbarcazioni, personale addetto, canali e percorsi; tra i risultati principali, la recisa smentita della pretesa conformazione 'a doppio scafo' delle navi portaobelischi, configurazione immaginaria basata su un’errata traduzione delle fonti.

Ha dimostrato l’inesistenza di pretesi presupposti epigrafici nei frr. 23 e 24 b-d della Forma Urbis severiana, avanzati da altri a sostegno di diverse interpretazioni della Porticus Aemilia (che, pubblicati in sedi autorevoli, stavano gravemente fuorviando lo studio della topografia antica di vaste aree di Roma). Ha quindi confermato, in base ad argomenti tecnico-strutturali, tipologici, topografici e funzionali,  l’identificazione dell’edificio menzionato da Livio come a suo tempo proposta da G. Gatti.

Ha proseguito la ricerca sui porti di età romana, in particolare proponendo - mediante il confronto fra le fonti e gli elementi strutturali - una nuova lettura dei procedimenti costruttivi del porto ostiense di Claudio. In questo ambito, ha suggerito di riconsiderare il ruolo dell'escavazione degli invasi e dei canali di collegamento nell'ingegneria portuale, e commentato un progetto di Nerone per portare il Tirreno a Roma da Ostia con un canale.

L’argomento è stato poi oggetto di una ricognizione generale sullo scavo nell'antichità di canali a scopo idroviario, con attenzione alle loro diverse finalità (navigazione, trasporto, anche per l'edilizia, e - in ambiente litoraneo - sfruttamento degli spazi umidi retrodunali e collegamento degli impianti portuali).  Una revisione critica di questa pratica ha dato corpo ad un quadro sinottico mediterraneo delle numerose installazioni, con la monografia Nos flumina arcemus, derigimus avertimus. Canali, lagune, spiagge e porti nel Mediterraneo antico, Bari 2016.  

Nel corso di prospezioni archeologiche sulla costa della Sicilia sudorientale, ha individuato e documentato una tonnara antica con allestimenti di pesca e di salagione, dal cui studio è scaturita una revisione esegetica delle fonti relative alla pesca ai tonnidi nell’antichità; ne è risultata una revisione integrale delle fonti, letterarie ed archeologiche, che ha innalzato all’età antica la tonnara tradizionale:  risultati presentati nella monografia Thynnos. Archeologia della tonnara mediterranea, Bari 2018.

Nell’ambito di un progetto di ricerca dell’Ateneo di Catania, Dipartimento di Scienze Umanistiche (linea ‘FIR 2104’), dal titolo Tecnologie innovative e metodologie diagnostiche per l’approccio territoriale in archeologia: la Sicilia Orientale dalla Preistoria alla tarda antichità, in qualità di P.I.  ha condotto sulla costa di Siracusa ulteriori ricognizioni e sperimentazioni di rilevamento aerofotogrammetrico mediante A(eromobile) a P(ilotaggio) R(emoto), c.d. drone, documentando vari contesti archeologici litoranei. Tra questi, spicca il riesame e la documentazione di un vasto opificio intagliato nella roccia sulla costa di Siracusa, per il quale ha ipotizzato la destinazione ad ‘allevamento’ dei murici e lavorazione dei molluschi per l’estrazione di porpora e altri sottoprodotti. Questa installazione, insieme alla coltivazione delle latomie costiere, alle tonnare antiche e alle testimonianze sulla coltivazione del sale, ha formato un quadro topografico litoraneo della costa di Siracusa fortemente caratterizzato da attività produttive antiche, presentato con vari contributi nel volume Produzioni antiche sulla costa sud orientale della Sicilia. Saggi di topografia antica litoranea, Bari 2020.

Ha coltivato in modo permanente l’osservazione dell’avanzamento scientifico delle tecniche edilizie proprie dell’ingegneria portuale di età romana. Una particolare attenzione ha devoluto alla sistematica revisione esegetica delle fonti iconografiche che raffigurano installazioni marittime, attraverso l’analisi comparata fra le iconografie stesse, l’interpretazione tecnica dei resti archeologici e la lettura antropologico culturale della mentalità ‘litoranea’ che affiora dalle fonti letterarie.

Ha dunque preso in esame le rappresentazioni di lussuose residenze litoranee (villae maritimae) e di infrastrutture portuali: l’opus pilarum, il porto di Ostia con il sesterzio di Nerone, ecc. Ha inoltre proposto soluzioni a gran parte dei problemi ancora irrisolti di interpretazione topografica e iconografica del Rilievo Torlonia, con i suoi numerosi elementi religiosi e antropologico culturali, individuandovi un’espressione artistica celebrativa di committenti libertini dediti al commercio marittimo, che nel Rilievo si autorappresentano con il loro pantheon religioso e superstizioso pertinente al mondo della navigazione.

A questo corpus generale, ha aggiunto nuovi dati offerti dall’esegesi di un passo di Sidonio Apollinare che attesta il trasporto di pozzolana flegrea a Costantinopoli, che consentono una rilettura dei sistemi di costruzione portuali nel Mediterraneo orientale,  specialmente  in relazione agli adattamenti tecnici alle batimetrie e all’uso delle carpenterie lignee. Da questa riconsiderazione generale, e in particolare dal contributo scientifico scaturito dalle ricerche sul porto di Anzio, discende ora la monografia Antium. Archeologia subacquea e Vitruvio nel porto di Nerone, Bari 2021.

L’attenzione alla componente lignea delle costruzioni in ambiente litoraneo e sommerso ha avuto esito in una ricognizione generale (presentata in un recente convengo organizzato dall’università di Padova) su questo basilare elemento del cantiere, che nelle fabbriche cementizie svolgeva funzioni temporanee o perenni.

DataStudenteArgomento della tesi
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dott. Rodolfo Brancato