A.Fra

ALFONSO FRANCO TRA TRADIZIONE ANTONELLIANA E MANIERA MODERNA
Descrizione progetto
A trent’anni o poco più dalla morte di Antonello da Messina, “un nome che si impone con la urgenza della grande individualità, a tal punto essa spicca nella storia della cultura del suo tempo, ma non per astrarne, anzi per esaltarla ad un livello ancora sconosciuto. Una grandezza che spaura nell’ambiente siciliano, quando si pensi che Antonello cominciò a «sormontare» in Messina quando i carretti siciliani portavano sui monti gli ultimi retablos del gotico fiorito” (Longhi 1953), mentre ancora ad opera dei suoi nipoti la sua lezione appare essere paradigma di ogni committenza, di ogni realizzazione artistica, nel giro di pochi anni, un decennio al più, arrivano nell’isola artisti e opere che romperanno quel monopolio artistico. La presenza di Cesare da Sesto a Messina almeno, l’affermarsi nella città dello stretto di Girolamo Alibrandi e dell’ancor più sfuggente Alfonso Franco, l’arrivo a Palermo di un capo d’opera come l’Andata al Calvario, ovvero lo Spasimo di Sicilia, di Raffaello e, forse, di un’altra opera capitale come la Deposizione dalla Croce di Pedro Machuca, testimoniano in maniera esemplare l’attenzione al dibattito più aggiornato dell’arte del tempo.
Per quanto almeno dai tempi di Bottari (1932, 1949, 1954, 1962) e poi dai generosi tentativi di inventariazione di Pugliatti (1993, 1998), la vicenda abbia conosciuto anche importanti e recenti momenti espositivi (Messina 1979, Palermo 1999, Taormina 2016) e primi tentativi, non esenti tuttavia da limiti di occasionalità o incongruenze di metodo (Campagna Cicala 1987, Migliorato 2021, Melardi 2023), ancora l’irruzione della maniera moderna in Sicilia non ha trovato una coerente sistemazione.
Obiettivo della ricerca sarà, sulla base di quanto già sperimentato e avviato con le proprie ricerche sulla storiografia artistica meridionale (fra le altre almeno De Dominici, “Vita di Luca Giordano”, con introduzione e note a cura di V. Pinto, Napoli 2008; “Sì, viaggiare. Artisti in movimento e testimonianze «di veduta» nelle Vite di Susinno”, “Studi di Memofonte”, 26, 2021), intanto pubblicare l’edizione commentata della biografia dedicata ad Alfonso Franco da Francesco Susinno (1724) corredandola di un catalogo aggiornato delle opere che certamente gli sono riconosciute (la pala del duomo di Taormina), di quelle ricordate dalle fonti ma andate distrutte nel tempo e che tuttavia possono essere conosciute attraverso le testimonianze grafiche, di quelle che tentativamente gli sono state riferite dagli studi (De Gennaro 1986, Migliorato 2021). Altro obiettivo sarà proseguire il censimento delle opere che nell’area etnea e sud orientale dell’isola mostrano una maggiore sensibilità verso le istanze di rinnovamento in senso raffaellesco che grazie a Cesare da Sesto a Messina e all’arrivo dello “Spasimo di Sicilia” e di Vincenzo da Pavia a Palermo venivano poste all’attenzione del dibattito artistico isolano a partire dal secondo decennio del Cinquecento. Ulteriore ambizione sarà poi provare a contribuire alla rimessa in circolo in una dimensione extraterritoriale di opere e artisti sui quali ancora, a distanza di ormai mezzo secolo dalla denuncia di Giovanni Previtali (1975), pesano ancora pregiudizi di marginalità e scarsa rilevanza che si possono riassumere nella formula di “questione meridionale” della storia dell’arte.