DEcoPax

DA COMISO A NISCEMI. DONNE, DISARMO, PACE, AMBIENTE. (1981-2024) 

Descrizione progetto

Che relazione c'è tra le donne e l'ambiente? Tra l'oppressione delle donne e il dominio sulla natura? Il termine 'ecofemminismo' compare per la prima volta nel 1974, in uno scritto di Francoise d'Eaubonne, Le féminisme ou la mourt, in cui l'analisi dei costi dello "sviluppo" individuava nelle donne i soggetti del necessario cambiamento. Nel 1978, un'altra donna, Susan Griffin, in Women and Nature: The Roaring Inside Her, un testo fondativo del pensiero ecofemminista, alternando scenari dell'oppressione delle donne e della natura, ripercorre la storia della civiltà occidentale. Il legame che quella tradizione aveva stabilito tra le donne e la natura, doveva essere rovesciato in senso positivo e assumere un significato liberatorio. Acquisire una coscienza profonda delle nostre origini, del nostro presente e del nostro fine - suggerisce l'autrice - significa acquisire piena consapevolezza dell'interconnessione con ogni singola pianta, animale e vita umana, formando un corpo unico col pianeta. Griffin toccava temi che sarebbero stati ripresi nel corso degli anni successivi: il rapporto tra esseri umani e animali, la responsabilità della scienza e della tecnologia nella distruzione dell'ambiente. In quegli anni la natura divenne una questione femminista, come lo divenne l'opposizione al riarmo nucleare.

L'inizio degli anni '80 fu un periodo apocalittico. La cultura popolare era ossessionata dall'idea del conflitto nucleare. Tra paure e minacce nacque l'ecofemminismo volto a contrastare il rischio della fine del mondo e iniziare a lavorare a un cambiamento della società, un vero e proprio cambio di mentalità e di stili di vita. Tutto iniziò ad Amherst, Massachusetts, dove alcune donne autodefinentesi Women and Life on Earth (WLE) organizzarono un incontro al quale presero parte seicento donne: "Ecofeminism in the Eighties" (Caldecott & Leland 1983). Il meltdown nucleare di Three Mile Island (Pennsylvania), precursore degli incidenti di Chernobyl e di Fukushima, servì da movente, ma l'ambito era più ampio: si parlò di militarismo, test nucleari, scarico di prodotti chimici, rifiuti tossici, cibo industriale, agricoltura intensiva, assistenza sanitaria per pochi e condizione delle donne. Partendo dall'intuizione del femminismo socialista che razzismo, classismo e sessismo sono interconnessi, le ecofemministe mettono in luce le relazioni tra queste forme di prevaricazione umana e le strutture oppressive dello specismo e dello sfruttamento ambientale da parte degli esseri umani.

Alla base della lotta ecofemminista si pone l'assunto secondo cui la liberazione delle donne non può essere pienamente compiuta senza la liberazione della natura e viceversa. L'ecofemminismo adottò insoliti strumenti per il cambiamento, tra cui figuravano progetti artistici, racconti mitici, riti femminili e spiritualità legata alla terra. Uno "stile" politico tendente alla "affermazione della vita". Le stesse modalità vennero attuate nei campi di pace di donne sorti a Greenham-Common nel Berkshire e a Comiso, in opposizione all'installazione dei missili Cruise presso le rispettive basi Nato. I campi di pace furono luoghi in cui si sviluppò l'ecofemminismo anche se non sempre le donne impegnate in tale lotta, in particolare in Sicilia, ne assunsero consapevolmente la definizione. Sull'ecofemminismo a partire dagli anni Settanta sono apparse numerosissime opere in ogni parte del mondo, e il panorama degli studi si è costantemente arricchito al punto che la bibliografia è ormai vastissima. Tuttavia rispetto all'Italia, la letteratura specifica non è altrettanto nutrita. Esile in particolare per quanto riguarda i case studies del campo di pace la Ragnatela di Comiso e il comitato della mamme NoMOUS.

La mia ricerca intende mettere in luce l'attenzione e le pratiche in difesa dell'ambiente sostenute dalle donne impegnate nell'opposizione al riarmo Nato, ed eventuali ricadute concrete. A tal fine si intende procedere ad un ulteriore arricchimento degli archivi privati già in parte in mio possesso, alla raccolta di testimonianze orali tramite interviste alle protagoniste di quell'esperienza. Non sarà trascurato l'intreccio fra pratica e teoria così distintivo del femminismo italiano approfondendo l'analisi degli scritti delle protagoniste e quella delle riflessioni e degli scambi teorici e politici che furono prodotti a livello italiano e internazionale sul tema del pacifismo e dell'ecologia in relazione al femminismo. L'impostazione di ricerca, guarda all'impegno del disarmismo femminista di quegli anni non come a un'entità in sé conchiusa, ma come a un'esperienza politica iscritta nel mutamento storico sociale, in relazione col contesto politico e sociale del proprio tempo.

Attraverso l'adozione di una prospettiva relazionale si individueranno, infatti, i tanti rimandi culturali, prima ancora che politici, tra il femminismo e il panorama dell'impegno politico ecologista di quegli anni. Ulteriore oggetto di analisi saranno le azioni poste in campo, in particolare dal comitato delle mamme a Niscemi, in opposizione al Mous a partire dal 2012. L'indagine intende mettere in luce eventuali reti transnazionali attive anche in relazione a questa protesta, le prassi messe in campo, le eventuali eredità rispetto alle pratiche e alle riflessioni proprie dei campi di pace di donne degli anni Ottanta in Sicilia, le differenze, le ricadute. Anche in questo caso oltre all'analisi della letteratura sul tema, procederò con interviste, recupero di archivi privati. La novità metodologica tuttavia, qui, consisterà nel porre in essere una ricerca/azione in cui il ricercatore e i soggetti oggetto di analisi lavoreranno insieme traducendo la ricerca in reciproca formazione al fine ultimo di acquisire/attuare/trasferire buone pressi da spendere sul territorio con efficacia di risultati. Infine si intende colmare un vuoto storiografico e valorizzare l'intreccio tra ambientalismo, antimilitarismo, antinuclearismo, pacifismo.